Mostra-omaggio a Otello Sarzi Madidini nel centenario della nascita
a cura di ReTeFì – Rete dei Musei di Teatro di Figura dell’Emilia-Romagna
MET Museo degli usi e costumi della gente di Romagna
via Federico Montevecchi 41, Santarcangelo di Romagna
dal 26 novembre 2022 al 21 febbraio 2023
sabato, domenica e festivi dalle 15.30 alle 19.00
Terra di burattini
L’Emilia-Romagna: luoghi montani, collinari, di pianura e rivieraschi, dove sorgono storiche città e meravigliosi paesi, ognuno con una forte identità culturale, fra usi e costumi, tradizioni e idiomi che rappresentavano, per chi li parlava, l’appartenenza ad un determinato nucleo, luogo e territorio, sempre ristretto, dove la lingua utilizzata per comunicare, mutava inflessioni al di là di un ruscello, di una vallata, di un ponte su un fiume, di un campanile, di un vallone salmastro e di un rivierasco Adriatico. “Il Teatro dei Burattini della tradizione rappresenta anch’esso per questa regione un simbolo antico, ma quanto mai attuale e proiettato nel futuro attraverso le numerose compagnia burattinesche vivacemente in attività e i tanti Musei di Teatro di Figura (Retefì) presenti sul territorio. In questo interessante contesto si colloca la storia della Famiglia Sarzi Madidini che, pur avendo radici lombardo-venete, tra gli altri burattini ha sempre utilizzato Sandrone e Fagiolino, il primo protagonista della scuola modenese-reggiana e il secondo di quella bolognese.
Questi due personaggi sono peraltro presenti nei teatrini di tutti gli artisti tradizionali attivi in Emilia Romagna. Su questa scia i Musei di ReTeFì propongono un’inusuale mostra, costituita da una selezione dei numerosi burattini di Sandrone e Fagiolino facenti parte delle loro raccolte.
Fagiolino e Sandrone
Sandrone Pavirone, conteso tra Modena e Reggio, venne ideato alla fine del ‘700 da Luigi Rimini Campogalliani, anche se il personaggio era già presente in operette rusticali del cantastorie bolognese Giulio Cesare Croce (1650-1609), in primis, Sandrone astuto. Il Croce è peraltro celebre per le sue storie di Bertoldo alla corte di re Alboino.
Fagiolino Fanfani ha invece come patria Bologna, ideato (parrebbe) alla fine del ‘700 da un burattinaio, tal Cavallazzi, di cui si sono perse le tracce. Classico “biricchino” di rione, divenuto con il tempo paladino degli oppressi, è caratterizzato dal neo peloso (piccia) sulla guancia destra e dalla berretta bianca; grazie all’attività della Famiglia Sarzi, influenzò pure le compagnie del mantovano e dell’Olptrepo pavese, con una lieve “mutazione”: la berretta colorata di rosso.
La mostra vuole proporre il Teatro dei Burattini come veicolo di scene di vita quotidiana, viste con l’occhio della saggezza, sino a giungere all’auspicato lieto fine, poco prima della chiusura del sipario. La mostra vuole rendere conto di un Teatro di burattini che ha proposto vicende favolose inserite in un contesto quotidiano, che è quello dei due protagonisti. Con Sandrone e Fagiolino, quindi, per condurre le vicende più o meno intricate nel binario dei sentimenti umani in tutte le loro declinazioni e per mostrare, in definitiva, la differenza fra il bene e il male.

Otello Sarzi
Otello Sarzi nasce a Vigasio, in provincia di Verona, nel 1922. Figlio di Francesco
(Mantova 1893-1983), a sua volta figlio di un altro burattinaio, Antonio (Mantova 1863-1928). Muovendo da una conoscenza profonda del repertorio e dello stile tradizionale raccolta in famiglia, Sarzi ha svolto un ruolo assolutamente determinante nel rinnovamento del nostro teatro d’animazione. Già nel 1953 fonda a Chiusi un Teatro stabile di burattini e marionette, ma è nel 1957, a Roma, che inizia la sua opera creativa e innovativa con il Teatro sperimentale burattini e marionette, anche con la collaborazione di Maria Signorelli che mette in scena testi di Brecht (Un uomo è un uomo), García Lorca (Il teatrino di Don Cristobal) e Arrabal (Pic-nic). La compagnia intraprende tournée all’estero con spettacoli musicali dei Virtuosi di Roma e, nel 1969, si stabilisce presso Reggio Emilia, alternando presenze nazionali e internazionali oltre che in quasi tutti i Paesi europei, Sarzi ha portato il suo teatro in India, in Africa, negli Usa, invitato ai più importanti festival – a un’attività didattica (seminari di costruzione e di animazione dei burattini nelle scuole) in Emilia-Romagna. Frequenti sono le collaborazioni con la tv italiana e della Svizzera italiana. Numerosi sono i suoi spettacoli di rilievo, spesso anche tecnicamente molto complessi, ambiziosi e sempre caratterizzati da un forte impegno culturale e un’esplicita consapevolezza politica. Sarzi rappresenta uno dei momenti più alti e importanti nella vicenda del nostro teatro d’animazione nel secondo dopoguerra e dalla sua esperienza, direttamente e indirettamente, sono derivate alcune compagnie tra le più interessanti nel nostro Paese.


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